Filosofia, Psicologia e Pratiche per risvegliare la tua Mente Critica. Un invito a fermarsi e ritrovare sé stessi. La vera avventura è scoprire chi siamo, senza maschere.
Daniela Eldahaby, Vincenzo Levi, Emanuele La Corte, Greta Demichelis, Riccardo Pascuzzo, Elena Greco, Franco Federico Bochicchio, Isabella Giachetti, Francesco Padelli, Federica Zibordi, Luigi Michele Romito, Marina Grisoli, Maria Grazia Bruzzone, Graziano Serrao, Domenico Aquino, Microstructural alteration of the Frontal Aslant Tract in Tourette Syndrome, NeuroImage, 2026, 121875, ISSN 1053-8119 https://doi.org/10.1016/j.neuroimage.2026.121875
Selective Cerebrospinal Fluid Hypothermia: Bioengineering Development and In Vivo Study of an Intraventricular Cooling Device (V-COOL). Beretta, S., Versace, A., Fiore, G., Piola, M., Martini, B., Bigiogera, V., Coppadoro, L., Mariani, J., Tinti, L., Pirovano, S., Monza, L., Carone, D., Riva, M., Padovano, G., Galbiati, G., Santangelo, F., Rasponi, M., Padelli, F., Giachetti, I., Aquino, D., … Ferrarese, C. (2022). Neurotherapeutics : the journal of the American Society for Experimental NeuroTherapeutics, 19(6), 1942–1950. https://doi.org/10.1007/s13311-022-01302-y
Role of NODDI in the MRI Characterization of Hippocampal Abnormalities in Temporal Lobe Epilepsy: Clinico-histopathologic Correlations. Giachetti, I., Padelli, F., Aquino, D., Garbelli, R., De Santis, D., Rossini, L., Deleo, F., Pascuzzo, R., Coras, R., Marucci, G., Tringali, G., Maccagnano, C., De Curtis, M., Bruzzone, M. G., & Didato, G. (2022). Neurology, 98(17), e1771–e1782. https://doi.org/10.1212/WNL.0000000000200140
White matter microstructure characterisation in temporal lobe epilepsy Nicolò Rolandi, Fulvia Palesi, Francesco Padelli, Isabella Giachetti, Domenico Aquino, Paul Summers, Elena Tartara, Giancarlo Germani, Valeria Mariani, Egidio D’Angelo, Laura Tassi, Claudia AM Gandini Wheeler-Kingshott, Paolo Vitali bioRxiv 2021.05.08.442908; doi: https://doi.org/10.1101/2021.05.08.442908
Head down tilt 15° in experimental intracerebral hemorrhage: a randomized noninferiority safety trial. Beretta, S., Versace, A., Martini, B., Viganò, M., Diamanti, S., Pini, C., Paternò, G., Carone, D., Mariani, J., Monza, L., Riva, M., Padovano, G., Rossi, E., Citerio, G., Castoldi, G., Padelli, F., Giachetti, I., Aquino, D., Giussani, C., Sganzerla, E. P., … Ferrarese, C. (2021). European journal of neurology, 28(2), 525–531. https://doi.org/10.1111/ene.14560
Functionalized Gold Nanoparticles as Contrast Agents for Proton and Dual Proton/Fluorine MRI. Şologan, M., Padelli, F., Giachetti, I., Aquino, D., Boccalon, M., Adami, G., Pengo, P., & Pasquato, L. (2019). Nanomaterials (Basel, Switzerland), 9(6), 879. https://doi.org/10.3390/nano9060879
How does blindness onset impact on the structure of the optic radiation? - SMRM 25th Annual Meeting & Exhibition - 2017 - https://archive.ismrm.org/2017/2267.html
Specializzanda presso Scuola Adleriana di Psicoterapia del CRIFU
Laurea Magistrale in Psicologia | Tesi: “Plasticità cerebrale e allenamento al cambiamento”
Master di Secondo Livello in Neuropsicologia: valutazione, diagnosi e riabilitazione | Tesi: “Tractographic characterization and diffusion studies of the optic radiation in early- versus late-blind subjects. The brain plasticity and the impact of the age of onset on the reorganization mechanism”
Laurea Magistrale in Scienze Cognitive e Processi Decisionali | Tesi: “Plasticità cerebrale: quadro teorico, tecniche di brain imaging e casi clinici”
Laurea in Fisica | Tesi: “Modelli di sistemi dinamici per le scienze sociali”
C’è una convinzione diffusa, quasi un luogo comune: che oltre una certa età cambiare davvero non sia più possibile. Che il carattere sia ormai definito, le abitudini troppo radicate, i limiti invalicabili.
Le neuroscienze raccontano una storia diversa.
Il cervello umano possiede una capacità straordinaria, chiamata neuroplasticità: la possibilità di riorganizzarsi, creare nuove connessioni tra neuroni e modificare la propria struttura in risposta alle esperienze. E non solo durante l’infanzia, ma per tutta la vita. Per secoli si è pensato che il cervello adulto fosse qualcosa di statico, un’architettura ormai fissata. Poi la ricerca ha modificato questa visione. Grazie agli studi di neuroimaging, oggi sappiamo che il cervello cambia continuamente: ogni volta che impariamo qualcosa di nuovo, affrontiamo una sfida o usciamo — anche solo un po’ — dalla nostra zona di comfort.
I principi che regolano questo processo sono semplici: i circuiti che utilizziamo si rafforzano, quelli che trascuriamo si indeboliscono. Ogni scelta, ogni abitudine, ogni esperienza che cerchiamo — o evitiamo — contribuisce, giorno dopo giorno, a modellare il nostro cervello. Le implicazioni sono profonde: riguardano non solo le possibilità che abbiamo di cambiare, ma anche la responsabilità che abbiamo verso noi stessi. Cambiare richiede impegno, ripetizione e pazienza. Ma c’è una verità fondamentale da ricordare: non siamo bloccati. Il cervello è fatto per cambiare.
Siamo nati per imparare, adattarci, trasformarci. A qualsiasi età.
Crediamo di essere i protagonisti delle nostre giornate. Di scegliere consapevolmente cosa fare, come reagire, quale strada prendere — in senso letterale e metaforico. Ma la ricerca scientifica ci ha mostrato che non è esattamente così. Circa il 45% delle azioni che compiamo ogni giorno non è il risultato di una scelta consapevole. È il frutto di abitudini. Comportamenti automatici, innescati da segnali ambientali, eseguiti senza che il nostro cervello debba davvero decidere nulla. Non è un difetto. È un’intelligenza.
Perché il cervello ama le abitudini
Il cervello è straordinariamente efficiente. Il suo obiettivo principale è conservare energia, e le abitudini sono il suo strumento preferito per farlo. Ogni volta che ripetiamo un comportamento nelle stesse circostanze, il cervello inizia a costruire un circuito automatico. Questo libera risorse cognitive preziose per affrontare situazioni nuove, problemi complessi, decisioni importanti. È grazie a questo meccanismo che riusciamo a guidare l’auto parlando, a prepararci il caffè ancora mezzi addormentati, a percorrere percorsi familiari senza pensarci.
Il ciclo dell’abitudine
Alla base di ogni abitudine c’è una struttura in tre fasi che gli studiosi chiamano habit loop: un segnale, una routine e una ricompensa. Il segnale è il trigger che attiva il comportamento — può essere un luogo, un orario, un’emozione, la presenza di una persona. La routine è l’azione vera e propria. La ricompensa è ciò che il cervello riceve alla fine, il segnale che vale la pena ripetere quel ciclo. Con ogni ripetizione, il collegamento tra segnale e risposta si rafforza. Fino a quando non serve più nemmeno pensarci. L’abitudine è nata.
Il problema: il cervello non distingue tra abitudini buone e cattive
Qui sta la complessità. Il meccanismo di automatizzazione funziona indipendentemente dal fatto che il comportamento ci faccia bene o meno. Il cervello registra la sequenza segnale-routine-ricompensa e la consolida, punto. Questo spiega perché è così difficile smettere di controllare il telefono ogni cinque minuti, mangiare qualcosa di dolce quando siamo stressati, o tornare a vecchie abitudini nei momenti di difficoltà. Sotto stress, in particolare, il cervello tende a cedere il controllo proprio al sistema delle abitudini — quello che consuma meno energia. È il momento in cui siamo più vulnerabili ai comportamenti automatici, buoni o cattivi che siano.
Ma c’è una buona notizia
Le abitudini non sono destino. Grazie alla neuroplasticità — la capacità del cervello di riorganizzarsi e cambiare — è possibile modificarle, crearne di nuove, interrompere quelle che non ci servono più. Il primo passo, però, è sempre la consapevolezza. Riconoscere che un comportamento è automatico, identificare il segnale che lo innesca, capire quale ricompensa sta cercando. Solo quando portiamo l’abitudine alla luce della coscienza possiamo iniziare a lavorarci. E questo è esattamente il tipo di lavoro che si può fare in un percorso psicologico: non tanto combattere i comportamenti in superficie, quanto capire i meccanismi che li muovono.
Il cervello è fatto per cambiare. Ma ha bisogno di essere guidato.